Sappi che non esistono progetti giusti o sbagliati.
Se decidi di affiliarti è opportuno stabilire quale sia lo scopo per cui hai deciso di farlo.
A volte ci sono discriminanti come il totale dell’investimento o l’oggetto dell’attività.
E’ opportuno però che si definisca uno scopo serio per poi capire una volta effettuata la scelta se essa soddisfi lo scopo iniziale.
martedì 13 settembre 2011
lunedì 12 settembre 2011
La pigrizia è nemica del franchising
La maggior parte delle persone che decidono di affiliarsi sono convinti che questo voglia dire risparmiarsi in un’attività. Il fatto è che molti, semplicemente, non hanno voglia di compiere la fatica necessaria, perché sono convinti che acquisire una conoscenza sia garanzia di successo. Fare impresa in prima persona vuol dire impegnarsi ogni giorno e soprattutto dedicarsi all’attività in modo costante.
domenica 11 settembre 2011
Definisci le caratteristiche a monte
Se ogni mattina esci di casa per recarti al lavoro tu stabilisci le seguenti cose:
a che ora uscire di casa
a che ora prevedi di arrivare
quale percorso scegliere
che cosa farai una volta arrivato prioritariamente.
Se vuoi investire in un progetto franchising è utile che tu definisca alcune caratteristiche in modo prioritario:
La tua capacità massima di investimento
La necessità o meno di partecipare in prima persona all’attività.
Il grado di sacrificio a cui vuoi sottoporti
Che tipo di franchising sia più confacente al tuo profilo
a che ora uscire di casa
a che ora prevedi di arrivare
quale percorso scegliere
che cosa farai una volta arrivato prioritariamente.
Se vuoi investire in un progetto franchising è utile che tu definisca alcune caratteristiche in modo prioritario:
La tua capacità massima di investimento
La necessità o meno di partecipare in prima persona all’attività.
Il grado di sacrificio a cui vuoi sottoporti
Che tipo di franchising sia più confacente al tuo profilo
sabato 10 settembre 2011
Il franchising è un'opportunità
Entrare in un progetto vuol dire concedersi un opportunità di successo, prima di farlo verifica che altri che fanno parte del sistema stiano godendo di questo.
venerdì 9 settembre 2011
Quali sono i criteri per supportare una rete franchising?
Franchising manager è il crocevia tra franchisor e franchesee. Fondato da famosi esperti di reti di punti vendita. Il Portale permette a voi, candidati franchisee, di definirvi meglio e quindi sapere meglio per quale tipo di franchising siete portati
- ai franchisor di capire rapidamente il profilo del candidato
- al sistema expert di franchising manager di mettere a confronto i profili dei candidati e quelli richiesti dai franchisor
Non dimenticate di precisare alla fine del questionario se volete:
- mantenere il profilo riservato solo per voi
- inviarlo ad un franchisor
- farlo analizzare da franchising manager che vi indicherà i franchising compatibili
- ai franchisor di capire rapidamente il profilo del candidato
- al sistema expert di franchising manager di mettere a confronto i profili dei candidati e quelli richiesti dai franchisor
Non dimenticate di precisare alla fine del questionario se volete:
- mantenere il profilo riservato solo per voi
- inviarlo ad un franchisor
- farlo analizzare da franchising manager che vi indicherà i franchising compatibili
giovedì 8 settembre 2011
Che cos'è Franchising manager?
Franchising manager è il crocevia tra franchisor e franchesee. Fondato da famosi esperti di reti di punti vendita. Il Portale permette a voi, candidati franchisee, di definirvi meglio e quindi sapere meglio per quale tipo di franchising siete portati
- ai franchisor di capire rapidamente il profilo del candidato
- al sistema expert di franchising manager di mettere a confronto i profili dei candidati e quelli richiesti dai franchisor
Non dimenticate di precisare alla fine del questionario se volete:
- mantenere il profilo riservato solo per voi
- inviarlo ad un franchisor
- farlo analizzare da franchising manager che vi indicherà i franchising compatibili
- ai franchisor di capire rapidamente il profilo del candidato
- al sistema expert di franchising manager di mettere a confronto i profili dei candidati e quelli richiesti dai franchisor
Non dimenticate di precisare alla fine del questionario se volete:
- mantenere il profilo riservato solo per voi
- inviarlo ad un franchisor
- farlo analizzare da franchising manager che vi indicherà i franchising compatibili
mercoledì 7 settembre 2011
Cosa si intende per comunicazione commerciale
Prospetto riassuntivo
Strumenti di comunicazione commerciale nel punto vendita.
1)la pubblicità
2)la promozione – vendite
3)la vetrina
4)gli addetti alla vendita
La pubblicità ha lo scopo di informare e orientare il consumatore fuori e lontano dal punto vendita..
La vetrina è un po’ un biglietto da visita del p.v. e su di essa si basa buona parte dell’impressione e del giudizio che la gente fa. In effetti la vetrina contribuisce a comunicare l’esistenza e l’immagine del punto vendita. Le vetrine vanno programmate, gestite e impostate dalle stesse persone che si occupano di visual visual merchandising. Una vetrina è efficace se è funzionale per il personale di vendita, perciò deve essere pratica e facilmente accessibile per prelevare prodotti esposti e deve inoltre essere facilmente rinnovata.
Per essere efficace una vetrina deve possedere sei requisiti fondamentali:
esposizione con un’esposizione chiara e non sovraccarica di prodotti
univocità si ottiene aggregando prodotti aventi una destinazione d’uso analoga
minimalità si ottiene riducendo al minimo gli elementi decorativi superflui
originalità è un messaggio che mette in evidenza in che cosa il p.v. si differenzia dagli altri
attenzione non è solo un fatto estetico o igienico,ma è un fattore determinante di immagine
diversità va intesa nel senso di rinnovo continuo,periodico e nella varietà dei prodotti esposti.
Strumenti di comunicazione commerciale nel punto vendita.
1)la pubblicità
2)la promozione – vendite
3)la vetrina
4)gli addetti alla vendita
La pubblicità ha lo scopo di informare e orientare il consumatore fuori e lontano dal punto vendita..
La vetrina è un po’ un biglietto da visita del p.v. e su di essa si basa buona parte dell’impressione e del giudizio che la gente fa. In effetti la vetrina contribuisce a comunicare l’esistenza e l’immagine del punto vendita. Le vetrine vanno programmate, gestite e impostate dalle stesse persone che si occupano di visual visual merchandising. Una vetrina è efficace se è funzionale per il personale di vendita, perciò deve essere pratica e facilmente accessibile per prelevare prodotti esposti e deve inoltre essere facilmente rinnovata.
Per essere efficace una vetrina deve possedere sei requisiti fondamentali:
esposizione con un’esposizione chiara e non sovraccarica di prodotti
univocità si ottiene aggregando prodotti aventi una destinazione d’uso analoga
minimalità si ottiene riducendo al minimo gli elementi decorativi superflui
originalità è un messaggio che mette in evidenza in che cosa il p.v. si differenzia dagli altri
attenzione non è solo un fatto estetico o igienico,ma è un fattore determinante di immagine
diversità va intesa nel senso di rinnovo continuo,periodico e nella varietà dei prodotti esposti.
martedì 6 settembre 2011
Mi può dire cosa effettivamente signfica obbligo di formazione da parte dell'affiliante?
La formazione è una metodologia di trasmissione nel senso più lato della parola che si articola attraverso l'apprendimento.
La formazione è un'attività finalizzata prioritariamente a produrre apprendimento; è quindi un processo organizzativo che si intreccia con il più ampio e articolato processo di gestione delle persone che operano in una organizzazione.
L'organizzazione, qualsiasi essa sia, apprende tramite i suoi attori gli attori sono uomini.
Fondamentale per le aziende orientate al consumatore, investire sempre più tempo nelle attività di formazione affinché tutte le conoscenze siano trasferite in modo appropriato.
L'obiettivo della formazione è quindi il sapere, in termini diffusione, obiettivo oggi perseguito con un'attività sempre più continua ed organizzata perché le organizzazioni hanno sempre più bisogno, come abbiamo già sottolineato, di migliorare il proprio livello di competenza e di trasferire tecniche e conoscenze.
Se un tempo, anche non lontano, era possibile tenere separati il momento dell'apprendimento, la scuola, da quello del lavoro, il punto vendita, l'ufficio, la professione, quasi fossero due momenti complementari ma non essenziali tra di loro.
Questo significa che, anche durante la vita di lavoro, non si può smettere di continuare ad imparare.
Oggi e ancor più domani i tempi dell'apprendere e del lavorare non possono più restare separati ma in parte si devono sovrapporsi.
Uno dei compiti principali delle organizzazioni e condividere appieno le tecniche applicate per tutte le fasi di gestione e organizzazione dei loro progetti.
Per la sopravvivenza dell'organizzazione occorre altresì che le competenze rimangano e si rinnovino all'interno della stessa, anche quando le persone cambiano; la formazione è quindi un'attività, a differenza di altre leve quali il ruolo dei capi, la comunicazione interna, le modalità di lavoro, ecc. finalizzata prioritariamente e strategicamente a distribuire apprendimento nell'organizzazione, creando, a questo riguardo, occasioni e luoghi favorevoli alla relazione, allo scambio, al confronto, allo studio.
I campi di intervento della formazione applicate alle tecniche di gestione e organizzazione riguardano innanzi tutto i contenuti del saper fare, in genere proposti nei programmi di inserimento per i neoassunti e in quelli di qualificazione, riqualificazione o riconversione professionale per le persone già inserite; l'obiettivo è di trasferire sia conoscenze sia abilità o capacità che prima non avevano.
La formazione è un'attività finalizzata prioritariamente a produrre apprendimento; è quindi un processo organizzativo che si intreccia con il più ampio e articolato processo di gestione delle persone che operano in una organizzazione.
L'organizzazione, qualsiasi essa sia, apprende tramite i suoi attori gli attori sono uomini.
Fondamentale per le aziende orientate al consumatore, investire sempre più tempo nelle attività di formazione affinché tutte le conoscenze siano trasferite in modo appropriato.
L'obiettivo della formazione è quindi il sapere, in termini diffusione, obiettivo oggi perseguito con un'attività sempre più continua ed organizzata perché le organizzazioni hanno sempre più bisogno, come abbiamo già sottolineato, di migliorare il proprio livello di competenza e di trasferire tecniche e conoscenze.
Se un tempo, anche non lontano, era possibile tenere separati il momento dell'apprendimento, la scuola, da quello del lavoro, il punto vendita, l'ufficio, la professione, quasi fossero due momenti complementari ma non essenziali tra di loro.
Questo significa che, anche durante la vita di lavoro, non si può smettere di continuare ad imparare.
Oggi e ancor più domani i tempi dell'apprendere e del lavorare non possono più restare separati ma in parte si devono sovrapporsi.
Uno dei compiti principali delle organizzazioni e condividere appieno le tecniche applicate per tutte le fasi di gestione e organizzazione dei loro progetti.
Per la sopravvivenza dell'organizzazione occorre altresì che le competenze rimangano e si rinnovino all'interno della stessa, anche quando le persone cambiano; la formazione è quindi un'attività, a differenza di altre leve quali il ruolo dei capi, la comunicazione interna, le modalità di lavoro, ecc. finalizzata prioritariamente e strategicamente a distribuire apprendimento nell'organizzazione, creando, a questo riguardo, occasioni e luoghi favorevoli alla relazione, allo scambio, al confronto, allo studio.
I campi di intervento della formazione applicate alle tecniche di gestione e organizzazione riguardano innanzi tutto i contenuti del saper fare, in genere proposti nei programmi di inserimento per i neoassunti e in quelli di qualificazione, riqualificazione o riconversione professionale per le persone già inserite; l'obiettivo è di trasferire sia conoscenze sia abilità o capacità che prima non avevano.
lunedì 5 settembre 2011
Che cos'è il visual merchandising?
Nell’ambito della disc il Visual merchandising è la scienza che ha come obiettivo la gestione dell’immagine del negozio capace di orientare ed influenzare le scelte del consumatore, con l’obiettivo di incrementare le vendite.
Attraverso il Visual merchandising si può creare una metodologia di presentazione del prodotto intesa come tecnica di condizionamento nel processo di decisione d’acquisto.
L’obiettivo fondamentale del Visual merchandising è di creare attraverso un corretto uso degli strumenti espositivi, strutture, comunicazione ed illuminazione, un ambiente dove il cliente si trovi totalmente a suo agio e nelle condizioni ideali per prendere decisioni d’acquisto.
Gli studi più recenti di neuromarketing confermano una teoria avanzata già negli anni 80 da alcuni studiosi americani:
“Le scelte dei consumatori nel 90% dei casi sono dettati dallo inconscio”.
L’acquisto è dettato da fattori inconsci ed emozionali e come tale deve essere stimolato.
In questa situazione risulta chiaro che il punto vendita del futuro deve essere il fulcro ove ruota tutta l’attività commerciale delle aziende retail.
Il punto vendita dovrà essere concepito come primo anello del valore, rappresentando il punto fondamentale di raccordo tra le dinamiche della domanda e dell’offerta.
In questa prospettiva le aree di vendita si dovranno trasformare in veri e propri gestori dei sensi e condizionatori delle tendenze attraverso i quali il consumatore si ritrova e vuole immedesimare il proprio stile di vita, in pratica esso acquista non perché l’esigenza glielo impone bensì perché quell’acquisto lo fa sentire gratificato.
L’elemento essenziale, non sarà più il prodotto oppure il prezzo ma ciò che questo concetto implica, l’ampiezza della proposta la rapidità nell’offrire al cliente quello che desidera e soprattutto la capacità di gratificare le sue emozioni.
Risulterà determinante quindi, per gli esperti di retail management disporre da un lato disporre di format capaci di generare emozioni poli sensoriali dell’individuo: musica, materiali, profumazioni, colori sapori, dall’altro disporre di visual merchandaiser preparati che studiano sempre di più il comportamento del consumatore col fine di condizionarne le scelte.
Il visual merchandising nel futuro diventerà sempre più un’esperienza poli sensoriale soprattutto qui in Europa, sarà sempre di più base di studio per creare concept forti capaci di prestare attenzione a tutte le sfaccettature che la vendita specializzata implica.
domenica 4 settembre 2011
Che cos'è il retail?
Il retail è distribuire in modo specialistico attraverso una rete organizzata di punti vendita riconoscibile per metodi di presentazione e univocità dell’offerta.
La funzione logistica delle aziende retail consiste nel rendere disponibili le merci nei luoghi, nei tempi e con le modalità preferite dai consumatori.
In altre parole, è il commercio specializzato che rende accessibile al consumatore la produzione industriale.
Il prodotto finito dell’azienda diventa in atri termini “accessibile al consumatore” aggiungendo il servizio commerciale.
La quantità di servizio necessaria per collegare produzione e consumo dipende dall’organizzazione e dal grado di specializzazione delle aziende che hanno deciso di competere su questa determinata area di servizio.
Beni e servizi commerciali sono acquistati congiuntamente dal consumatore che peraltro non riesce a scindere il valore degli uni dagli altri.
Le aziende commerciali non svolgono però solo un ruolo logistico perché il rapporto tra merce è servizio non è scontato ma costruito sulla base di conoscenze specifiche.
I consumatori non vogliono acquistare semplicemente la merce proposta e, di conseguenza le aziende commerciali hanno come compito primario quello di differenziare l’offerta per soddisfare al meglio diversi segmenti di domanda.
Il servizio commerciale è molte volte intangibile e pertanto le professionalità ad esso collegato vengono difficilmente percepite.
Chiaramente la specializzazione e la diffusione del know how permettono alle organizzazioni di costruire un vantaggio competitivo notevole nel tempo.
La vera difficoltà odierna è quella che pur influendo sul comportamento di acquisto del consumatore in modo determinante riesce difficile da trasmettere e applicare in modo univoco da parte di tutti gli attori che intervengono nel mondo della filiera distributiva.
Il rapporto tra merce e servizio non è infatti fisso ma articolato per quantità e qualità.
Al servizio logistico fondamentale si aggiungono dunque numerosi servizi accessori che determinano le modalità secondo cui il consumatore si può approvvigionare dei beni. La differenziazione dell’offerta riguarda dunque innanzitutto la tipologia e l’entità dei servizi elementari; su questa base, le aziende commerciali possono essere aggregate in forme distributive che rappresentano altrettanti settori con caratteristiche specifiche sia per la domanda cui si rivolgono che per la tecnologia produttiva.
E’ fondamentale stabilire che la differenziazione che assegna il punto vendita a una specifica attività che ha come obiettivo primario quello di attuare una differenziazione competitiva.
Non si tratta cioè di una differenziazione perseguita per sottrarre clienti ai competitors, ma di una scelta del segmento di domanda da soddisfare e quindi di una scelta del settore distributivo in cui operare.
Con questo non intendiamo certo sostenere che, per esempio, l’ipermercato e il punto vendita specializzato si rivolgono a consumatori diversi, ovvero che le due alternative non siano tra di loro sostituibili.
Esiste però una notevole integrazione degli acquisti che anzi implica, come vedremo, specifiche problematiche della manovra delle leve di marketing, visual merchandising e marketing retail.
Insomma, la clientela delle varie forme distributive e sostanzialmente diversa, ma non con riferimento all’identità dei consumatori.
Lo stesso consumatore esprime esigenze diverse quando si reca all’ipermercato piuttosto che al negozio tradizionale e, dunque, appartiene a diversi segmenti di clientela a seconda delle esigenze d’acquisto espresse con la scelta del punto vendita.
La funzione logistica delle aziende retail consiste nel rendere disponibili le merci nei luoghi, nei tempi e con le modalità preferite dai consumatori.
In altre parole, è il commercio specializzato che rende accessibile al consumatore la produzione industriale.
Il prodotto finito dell’azienda diventa in atri termini “accessibile al consumatore” aggiungendo il servizio commerciale.
La quantità di servizio necessaria per collegare produzione e consumo dipende dall’organizzazione e dal grado di specializzazione delle aziende che hanno deciso di competere su questa determinata area di servizio.
Beni e servizi commerciali sono acquistati congiuntamente dal consumatore che peraltro non riesce a scindere il valore degli uni dagli altri.
Le aziende commerciali non svolgono però solo un ruolo logistico perché il rapporto tra merce è servizio non è scontato ma costruito sulla base di conoscenze specifiche.
I consumatori non vogliono acquistare semplicemente la merce proposta e, di conseguenza le aziende commerciali hanno come compito primario quello di differenziare l’offerta per soddisfare al meglio diversi segmenti di domanda.
Il servizio commerciale è molte volte intangibile e pertanto le professionalità ad esso collegato vengono difficilmente percepite.
Chiaramente la specializzazione e la diffusione del know how permettono alle organizzazioni di costruire un vantaggio competitivo notevole nel tempo.
La vera difficoltà odierna è quella che pur influendo sul comportamento di acquisto del consumatore in modo determinante riesce difficile da trasmettere e applicare in modo univoco da parte di tutti gli attori che intervengono nel mondo della filiera distributiva.
Il rapporto tra merce e servizio non è infatti fisso ma articolato per quantità e qualità.
Al servizio logistico fondamentale si aggiungono dunque numerosi servizi accessori che determinano le modalità secondo cui il consumatore si può approvvigionare dei beni. La differenziazione dell’offerta riguarda dunque innanzitutto la tipologia e l’entità dei servizi elementari; su questa base, le aziende commerciali possono essere aggregate in forme distributive che rappresentano altrettanti settori con caratteristiche specifiche sia per la domanda cui si rivolgono che per la tecnologia produttiva.
E’ fondamentale stabilire che la differenziazione che assegna il punto vendita a una specifica attività che ha come obiettivo primario quello di attuare una differenziazione competitiva.
Non si tratta cioè di una differenziazione perseguita per sottrarre clienti ai competitors, ma di una scelta del segmento di domanda da soddisfare e quindi di una scelta del settore distributivo in cui operare.
Con questo non intendiamo certo sostenere che, per esempio, l’ipermercato e il punto vendita specializzato si rivolgono a consumatori diversi, ovvero che le due alternative non siano tra di loro sostituibili.
Esiste però una notevole integrazione degli acquisti che anzi implica, come vedremo, specifiche problematiche della manovra delle leve di marketing, visual merchandising e marketing retail.
Insomma, la clientela delle varie forme distributive e sostanzialmente diversa, ma non con riferimento all’identità dei consumatori.
Lo stesso consumatore esprime esigenze diverse quando si reca all’ipermercato piuttosto che al negozio tradizionale e, dunque, appartiene a diversi segmenti di clientela a seconda delle esigenze d’acquisto espresse con la scelta del punto vendita.
sabato 3 settembre 2011
Quali sono le attività principali da svolgere in un negozio oltre a quelle di vendita?
Manutenzione del negozio, consistente in:
pulizia della pavimentazione
pulizia dei componenti di arredo
pulizia cassa e computer in dotazione
pulizia specchi
pulizia spogliatoi
pulizia servizi igienici
controllo settimanale dei materiali di consumo
controllo mensile delle componenti elettroniche e meccaniche
organizzazione deposito
Vetrinistica, consistente in:
pulizia interna ed esterna vetrina
esposizione dei capi e allestimento delle vetrine come da comunicazione aziendale
gestire il prodotto
pulizia della pavimentazione
pulizia dei componenti di arredo
pulizia cassa e computer in dotazione
pulizia specchi
pulizia spogliatoi
pulizia servizi igienici
controllo settimanale dei materiali di consumo
controllo mensile delle componenti elettroniche e meccaniche
organizzazione deposito
Vetrinistica, consistente in:
pulizia interna ed esterna vetrina
esposizione dei capi e allestimento delle vetrine come da comunicazione aziendale
gestire il prodotto
venerdì 2 settembre 2011
Che cos'è il lay out e come viene trasmesso all'affiliato?
Il lay out delle attrezzature predispone il percorso interno del punto vendita con il relativo uso delle attrezzature.
Gli arredi sono progettati in esclusiva per i punti vendita e costituiscono un elemento identificativo e di differenziazione rispetto ad altre realtà commerciali garantendo efficacia espositiva e flessibilità gestionale.
Le attrezzature servono a creare i percorsi di vendita.
Gli elementi che assolvono a questa funzione sono la cassa, il retro cassa, le gondole l’uso dei display la zona di entrata e il frontale del negozio.
Vengono messe inoltre a disposizione “online” per affiliato informazioni periodiche riguardanti l’allestimento di vetrine, i criteri espositivi per l’utilizzo ottimale di tutto il materiale di visual communication e fornita consulenza in loco da parte dello staff di visual merchandising.
In un manuale operativo inoltre è fondamentale dare all’affiliato tutte le indicazioni riguardanti il lay out esterno del negozio e quindi l’uso dei manichini dei supporti vetrina, dei porta prezzi e di tutti gli elementi che usiamo nella comunicazione esterna al negozio.
Gli arredi sono progettati in esclusiva per i punti vendita e costituiscono un elemento identificativo e di differenziazione rispetto ad altre realtà commerciali garantendo efficacia espositiva e flessibilità gestionale.
Le attrezzature servono a creare i percorsi di vendita.
Gli elementi che assolvono a questa funzione sono la cassa, il retro cassa, le gondole l’uso dei display la zona di entrata e il frontale del negozio.
Vengono messe inoltre a disposizione “online” per affiliato informazioni periodiche riguardanti l’allestimento di vetrine, i criteri espositivi per l’utilizzo ottimale di tutto il materiale di visual communication e fornita consulenza in loco da parte dello staff di visual merchandising.
In un manuale operativo inoltre è fondamentale dare all’affiliato tutte le indicazioni riguardanti il lay out esterno del negozio e quindi l’uso dei manichini dei supporti vetrina, dei porta prezzi e di tutti gli elementi che usiamo nella comunicazione esterna al negozio.
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